giovedì 29 maggio 2014

Parliamo di Inzolia o Ansonica






La più accreditata vuole che questo vitigno risalga al tempo dei Greci dove le navi che circolavano nel  mediterraneo lo avrebbero diffuso anche in altre regioni. Questa versione è più accreditata della successiva perché di recente si è trovata una grande affinità con dei vitigni greci e precisamente il Rhoditis e Sideritis. Inoltre l’Inzolia viene citato da Plinio con il nome Irziola volgarmente chiamato “Inzolia vranca”.
La seconda versione vuole che questo vitigno risalga al periodo della dominazione Normanna in Sicilia. Infatti il nome Inzolia potrebbe derivare dal termine francese “sorie”.
Il termine Inzolia è riservato alla sola versione siciliana del vitigno che sul continente assume il nome di Ansonica. Di questa varietà, citata ampiamente nel Settecento da Sestini e Goethe, esistevano in passato moltissime varianti utilizzate sia per la vinificazione sia per la produzione di uva da tavola.
Come accade spesso per vitigni molto datati, anche l’Inzolia assume diversi nomi in base alla zona in cui ci si trova. Mentre in Toscana è chiamato Ansonica, in contesti più ristretti, quasi a livello locale, non è raro sentir parlare indifferentemente di Ansolia, Insolia, Insora e molte altre varianti ancora.
Oggi l'Inzolia è tra i vitigni a bacca bianca, più diffusa in Sicilia, dopo il Catarratto e il Trebbiano.
Oggi, grazie all’intuizione di alcuni produttori ed enologi siciliani, sta prendendo forma la tendenza all’abbinamento dell’inzolia con catarratto (altro vitigno autoctono siciliano) o con vitigni come il sauvignon blanc e chardonnay.
Ma da ormai tanti anni è anche vinificato in purezza. In passato come tanti vitigni (grillo, Catarratto) il suo impiego serviva per la preparazione del Marsala e di numerosi Vermut. Questo aveva in qualche modo fatto poco apprezzare le potenzialità dell’inzolia.  

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