Catarratto significa "abbondanza" ed è uno dei vitigni più antichi autoctoni. Partendo dall’ultima suddivisone in quattro tipologie fatta dal Pastena (direttore dei Vivai Governativi di viti americane di Palermo e docente di viticoltura all’Università di Palermo) nel 1970:
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Catarratto comune
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Catarratto lucido a spargolo
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Catarratto serrato
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Catarratto extra lucido
Passiamo ai primi documenti riguardanti questo vitigno
che risalgono al 1969 con Cupani e successivamente nel 1760 dal Sestini.
Il catarrato comune è quello più diffuso mentre gli
altri tre tipo possono definirsi di nicchia. La zona dove è più diffuso è la
Provincia di Trapani, ma oggi lo si trova in quasi tutte le Provincie
siciliane tranne che nell’ennese.
Prima che il vitigno grillo venisse utilizzato per la
produzione di Marsala, il catarratto insieme al vitigno inzolia erano i più
importanti per la produzione del Marsala stesso.
I vini derivati da questo vitigno solitamente hanno un
colore che varia dal gallo paglierino al giallo dorato con sentori fruttati e
note di fiori bianchi, non molto penetranti.
Al gusto si denota una importante alcolicità, morbido
e strutturato.
Il catarratto si può utilizzare sia in purezza che
blend grazie alla elevata alcolicità e alla forte struttura. Pertanto è semplice
pensare che si abbina bene con pesci grassi ma anche con formaggi mediamente
stagionati

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